Intervista a Mario Castelnuovo

Mario Castelnuovo nasce a Roma il 25 gennaio 1955 da genitori di origine lombarda (il padre) e toscana (la madre). Si avvicina al mondo della musica quasi per gioco, iniziando a frequentare, durante gli studi universitari alla Facoltà di Lettere, il Folkstudio di Roma, vera e propria fucina della scuola cantautorale italiana degli anni ‘70.

La sua carriera inizia nel 1981 con il singolo di successo “Oceania”. L’anno successivo debutta al Festival di Sanremo con quello che diviene uno dei suoi brani più famosi, l’enigmatica “Sette Fili Di Canapa”, che dà anche il titolo al suo primo album prodotto dall’amico Amedeo Minghi, un disco diventato ben presto un classico della musica d’autore degli anni ’80. Sempre del 1982 è il Q Disc “Qconcert”, testimonianza della tournèe di successo con Goran Kuzminac e Marco Ferradini.

Il 1984 è la volta della sua seconda partecipazione al Festival di Sanremo; qui le atmosfere oniriche e misteriose del primo album lasciano spazio a una poetica perfettamente integrata nel solco della “scuola romana”. Il risultato è “Nina”, storia di un amore sotto i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, che si piazza al 6° posto (ma al 2° nelle votazioni del GR1), nonché brano trainante del secondo omonimo fortunato album di Mario.

Intervista a Mario Castelnuovo

E’ uscito “GUARDALALUNANINA”, un cofanetto composto da 2 CD e un libro. Riassumere la tua carriera è stato complesso?

Non è stato semplice riassumere 38 anni di carriera, eppure… “GUARDALALUNANINA” ci riesce. Si tratta di 2 CD e di un libro, e fin qui sembrerebbe normale, ma all’interno dei solchi c’è il respiro del pubblico che mi segue da anni, o quello mio, solitario, mentre svelo la nudità delle mie canzoni appena nascono, e che poi diventano adulte con la complicità dei miei amici musicisti. E poi ci sono gli incontri, con Goran, con Rino, e ognuno lascia qualcosa che si porta con me nei concerti, nell’anima.

Quanto c’è di autobiografico nel libro?

Il libro è un diario di sentimenti, un brogliaccio confuso e affascinante attraverso dediche di maestre lontane, racconti dai quali sarà possibile individuare la fonte di alcune canzoni, acquarelli, ritratti, poesia, scarabocchi.

Dal 25 ottobre in radio il singolo “GUARDALALUNANINA” estratto dall’omonimo cofanetto. Parlaci di questo brano.

“GUARDALALUNANINA”, è una canzone che avrei voluto tenere per me, e che invece ha un respiro molto più ampio di quanto io stesso autore immaginassi, perché è la cruda, struggente cronaca di un parto e, per estensione, di tutta la laboriosa eroicità delle donne nella nostra società.

La tua carriera inizia nel 1981 con il singolo di successo “Oceania”. L’anno successivo debutti al Festival di Sanremo con quello che diviene uno dei tuoi brani più famosi, l’enigmatica “Sette Fili Di Canapa”.

Si, la canzone è “Una favola, una semplice favola alla rovescia”, che dà anche il titolo al mio primo album prodotto da Amedeo Minghi, un disco diventato ben presto un classico della musica d’autore degli anni ’80.

Quest’anno ricorre il 35esimo anniversario di “NINA”, canzone con cui partecipasti nel 1984 per la seconda volta a Sanremo?

“NINA”, è una canzone a cui devo molto. E’ la storia di un amore sotto i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, che si piazzò al sesto posto (ma al secondo nelle votazioni del GR1).
NINA è diventata grande, o piccola, fate voi. Oggi si chiama “GUARDALALUNANINA”.