Alessandra Piccinini descrive le sue emozioni più profonde nel suo nuovo libro: “Il Portone Rosso”

Alessandra Piccinini è un Avvocato Amministrativo, nata a Macerata il 24.09.1975, attualmente vive a lavora a  Porto Recanati dove si trova anche il suo studio. Nei primi tempi dopo aver svolto pratica forense e conseguito l’abilitazione come Avvocato, lavorò per un breve periodo alle dipendenze di una pubblica amministrazione. Presto si rese conto che quella non poteva essere la sua vera attività futura, riprese la sua  vera professione e riuscì ad inserirsi presso grandi studi di matrice anglosassone e statunitense. Erano strutture altamente competitive, non avvezze ad accogliere elementi di differenti codici  comportamentali, Alessandra pertanto  si impegnò per cercare di adeguarsi alle loro esigenze. A tale proposito fece di tutto per inserirsi al meglio in quel difficile contesto per approcciarsi al cosiddetto “team building”, una realtà prettamente americana che  significa la costruzione di una squadra. Ad un certo punto quei studi di grande specializzazione,  organizzarono dei corsi per forgiare quell’aspetto per loro importante, pertanto  nel 2008 Alessandra si recò in aereo a Brighton in un albergo dove non si poteva uscire per tre giorni consecutivi per congiungersi ad altri 400 Avvocati con cui doveva effettuare un balletto con delle mascherine e al collo delle collanine Hawaiane. Questa esperienza ebbe come conseguenza, quella di infondere ad Alessandra un forte senso  di smarrimento e di depressione e, per questa ragione,  pensò di prendersi un momento di pausa per fare cose diverse. Proprio in quegli anni, esattamente nel 2008, scrisse il primo capitolo del libro, “Il Portone Rosso” che poi decise di lasciare dentro un cassetto senza saperne cosa fare. Dieci anni dopo, a Francesca venne l’illuminazione di completare il resto della trama del libro, dove con dei flashback iniziali riuscì a descrivere la personalità complessa di Ludovica, la protagonista. La forte personalità di Ludovica probabilmente tendeva a nascondere le sue vere fragilità e il suo senso di vuoto, inoltre non riuscendo ad essere  in forte confidenza con le sue emozioni più profonde, avvertiva sovente anche un senso di disagio. Ad un certo punto Ludovica incontra un uomo politico che le genera un forte corto circuito, questi è scrittore ed avvocato anche lui  ed è impegnato nella ricostruzione delle Marche, dopo il terribile terremoto che devastò la regione negli anni a cavallo tra il 2016 e il 2017. Questo personaggio nonostante si dimostri lineare nel comportamento esterno, nel privato rivela un aspetto a dir poco sorprendente, con una personalità inquietante, dapprima tra loro nasce un rapporto epistolare e poi una vera e propria relazione.  Ludovica presto si accorge che quest’uomo ha dei problemi psichici seri, ad esempio asserisce che il suo modello è Stalin, il quale battendo Hitler, era riuscito grazie all’abilità diplomatica russa, ad annettere tanti stati diplomaticamente sotto la sua protezione. Per questa ragione, la sua grande aspirazione era quella di sottomettere tante persone, perché l’unica legge di natura che valeva secondo lui, era la legge del più forte. Il tema centrale del libro da un punto di vista psicologico è pertanto quella della manipolazione affettiva, Ludovica in quel periodo perde il lavoro, perde i clienti, se ne accorge delle problematiche di quell’individuo, ma non riesce a prenderne le distanze. Quest’uomo per quanto sia il suo opposto, la fa crescere, ma i suoi diverbi con lui, le consentono in un certo modo  di guardarsi dentro e crescere. Da un punto di vista spirituale, la teoria è quella delle fiamme gemelle che si alimentano in una sola anima divisa in due posti, le due persone sono destinate a combattersi perché entrambe avvertono il senso di vuoto che deriva dal fatto di non essere un’anima intera. In realtà anche il manipolatore sta male, non solo la vittima, il manipolatore percepisce solo il suo dolore e probabilmente neanche si accorge di manipolare. Il dramma di Ludovica è che lei razionalmente capisce subito chi ha davanti perché ha una grande capacità di analisi e si ritrova all’interno di una relazione dove può solo perdere, ma ciò nonostante c’è qualcosa dentro di lei che la porta verso quest’uomo che sicuramente è malato e con il quale è impossibile avere alcun tipo di dialogo. E’un nodo che solo lei può sciogliere, perché non è un nodo logico relazionale, ma un nodo energetico e, per fare questo, passa attraverso tutta una serie di stati d’animo. Ludovica  ritrova il cammino attraverso la sua coscienza ed è una strada difficile, denominata “la notte oscura dell’anima”, nel momento in cui si stacca da F, inizia a guardarsi dentro, è un momento in cui crede di morire, ma ad un certo punto capisce che l’unica cosa su cui veramente deve contare è lei stessa, a quel punto si risveglia ed ha l’illuminazione.

Poi c’è anche un altro un altro personaggio nel romanzo, che non è un amante di Ludovica, ma il suo ex socio in affari, fortemente impegnato, che lavora con banche e assicurazioni, costui ha un grande potere ma  lascia Ludovica  sostanzialmente in un mare di debiti, poi ad un certo punto decide di chiudere lo studio e di lasciare a lei tutti gli incombenti. Nella fase del suo percorso di crescita personale, Ludovica riuscirà a ritrovare la sua luce interiore, che passerà attraverso una piccola vendetta, questo personaggio verrà scoperto in un privè da Ludovica, con delle persone che non dovevano essere lì in quel momento, e questo è un aspetto che fa un po’  sorridere, in un contesto di trama del tutto differente. Nella vita di tutti i giorni ogni persona ha una propria asticella di sopportazione, si arrivano a sopportare situazioni, che raccontate a terzi potrebbero ricevere delle reazioni sgomente, ma chi le vive dal di dentro purtroppo, non le vive con la stessa percezione.  Il principio è rappresentato dall’esempio umoristico  della rana che entra dentro l’acqua calda, poi alzando piano il fuoco, la rana non si accorge della temperatura che sale e alla fine subisce l’eccesso di calore. Probabilmente se  si  fosse accorta che l’acqua poteva arrivare all’ebollizione, la rana sarebbe saltata subito fuori. Il personaggio in questione nel romanzo è sadico quando parla, è sadico quando si relaziona, però  nei momenti di vicinanza è masochista,  ha soggezione e paura della donna. E’ come se vivesse in compartimenti stagni dove ha bisogno di essere  padrone nel momento in cui c’è la parte pubblica e invece ha bisogno di sentirsi umiliato, nel privato. Alessandra Piccinini vive forte il conflitto di essere “di montagna”, di appartenere alle terre marchigiane che sono terre di resistenza e di rapporti molto diversi  da quelli che riuscì a  sperimentare nelle realtà dei grandi studi internazionali. E’ da questo cortocircuito che è nato il  libro, ad un certo punto Ludovica fa anche una riflessione di come quell’uomo di cui era  fortemente attratta, fosse così diverso nel suo profilo pubblico rispetto ai suoi pensieri privati . Questo non essere quello che uno appaia, come marchigiana, Alessandra non riesce ad accettarlo. Nel romanzo “Il Portone Rosso”, ci  sono elementi autobiografici e qualcosa del vissuto di Alessandra Piccinini.  Differenti sono gli elementi in comune: il Portone Rosso che è quello di casa sua, Ludovica che fa l’avvocato come la scrittrice, così come alcuni personaggi, potrebbero assomigliare a persone che sono esistite realmente, ma il contesto della storia e, ce lo ha confermato direttamente la scrittrice, è una storia di fantasia.

Rino R. Sortino