Storia dell’Industria Automobilistica in Italia

In Italia l’industria automobilistica nacque più tardi rispetto alle alte nazioni, la prima vettura che apparse da noi è francese: una “Peugeut tipo 3” consegnata nel gennaio 1893 a Gaetano Rossi titolare delle Industrie Lanerossi. Il fatto che a fine Ottocento gli importatori non riuscivano a soddisfare gli ordinativi, diede l’impulso per far nascere le prime industrie nazionali, prima su licenza straniera poi con prodotti originali. La prima vettura italiana è quella creata dal professore Enrico Bernardi nel 1894: un triciclo. E’ a Torino però che l’industria automobilistica si sviluppa, dal momento che poteva godere in quella città di vantaggi primari, quali l’abbondanza di energia elettrica e idroelettrica grazie alla presenza di quattro fiumi, collegamenti ferroviari con la vicina Francia ed esistenza di una manodopera specializzata, formatasi nelle numerose fabbriche d’armi della città.

 

Nel 1899 Giovanni Agnelli, un proprietario terriero piemontese con la passione per la meccanica, fondò con altri soci, l’anonima Fiat e cioè la Fabbrica Italiana di Automobili Torino. Nel primo stabilimento inaugurato nel 1900, lavoravano 35 operai che producevano 24 vetture all’anno. Sull’esempio della Fiat, nacquero diverse industrie automobilistiche, Vincenzo Lancia nel 1906, fondò un’altra casa automobilistica, ma queste fabbriche costituivano solo “pezzi unici” di produzione artigianale e poco affidabili. Alla fine del conflitto, molte piccole aziende produttrici si trovarono in grosse difficoltà, alcune scomparirono, ed altre vennero assorbite dalla più grande Fiat.

 

Questa Azienda nel 1919, produsse la prima auto italiana fabbricata in grande serie: la 501. che ebbe grande successo e riuscì a battere la concorrenza americana rappresentata dalla Ford T che si era diffusa anche in Europa. Alla 501 successe nel 1925 la 509 e per la prima volta venne impostata una campagna pubblicitaria in grande stile, la versione berlina costava 18.500 una cifra pari a 5 anni di salari di un operaio specializzato. Malgrado la 508 Balilla fece scendere il suo prezzo a 10.000 lire, l’automobile in generale, restò un miraggio fino al secondo dopoguerra. In seguito nel 1936 la Fiat su richiesta di Mussolini, produsse la Topolino, una berlinetta a due posti, che in pochi anni sarà la progenitrice di una serie di modelli sempre meno costosi.

 

Utilitarie come la 500 e la 600, in seguito diventarono il simbolo del miracolo economico e a tale proposito, nel 1969, arrivarono a circolare in Italia 9 milioni di autovetture. La nostra industria automobilistica, negli anni diventò sempre più conosciuto anche grazie all’apporto e all’inventiva di grandi designer. Con l’inizio del nuovo millennio, in Italia, con la mutazione di tutta una serie di condizioni economiche e politiche, diventò sempre più difficile mantenere in Italia l’orgoglio nazionale della nostra produzione automobilistica. Nel 2014 la Fiat con il grande dispiacere di tutto un intero paese sparì e si fuse con l’americana Chrysler, diventando Fca, con sede legale in Olanda e domicilio fiscale in Gran Bretagna.

Rino R. Sortino