Vincent Van Gogh, il grande pittore che trasse ispirazione dalla sua follia

Articolo di Rino R. Sortino

Vincent Van Gogh, tanto geniale quanto incompreso se non addirittura disprezzato in vita, influenzò profondamente l’arte del XX secolo. Dal momento che venne alla luce esattamente un anno dopo il suo fratellino, nato morto il 30 marzo 1853 a Zundert (Olanda), da genitori protestanti, gli venne dato lo stesso nome di Vincent. Si suppone che per questa ragione, soffrì per tutta la vita per essersi sentito una sorta di rimpiazzo. Van Gogh da bambino iniziò a disegnare e le continue pressioni del padre, pastore protestante, gli imposero norme severe, ma anche la spinta per apprendere lingue importanti quali il Francese, il Tedesco e l’Inglese. Vincent iniziò a disegnare fin da piccolo, finché non decise di diventare un pittore vero all’età di ventisette anni, realizzando nei dieci anni successivi, quasi 900 dipinti.

La fortuna è fatta di incontri, quello che fece con Helene Kroller Muller una delle donne più ricche d’Olanda, sarà determinante: i due non si videro mai di persona, ma è proprio a lei in massima parte, a cui deve il suo massimo riconoscimento universale, in quanto in seguito, fondò un museo a lui dedicato. Un aspetto fondamentale dell’ essere artista di Van Gogh è il suo rapporto con la dimensione religiosa e spirituale, una dimensione speciale che lo accumunò a Helene Kroeller-Muller, che era solita ritirarsi in meditazione, in un’angusta stanza non lontana dall’attuale museo. Tra i suoi soggetti preferiti ci sono: autoritratti, paesaggi, nature morte di fiori, dipinti con cipressi, rappresentazione di campi di grano e girasoli. Vincent amava dipingere di notte considerandola molto più viva e riccamente colorata del giorno.

Dagli anni olandesi dominati dalle scene di vita quotidiana e contadina di cui una delle espressioni più alte è il dipinto noto come “I mangiatori di patate”, Van Gogh passò al periodo parigino del 1875 dove tanti colori esplodono nei suoi quadri.

Ad Arles visse il suo momento più vivace dal punto di vista artistico, purtroppo destinato a finire presto. Molto del suo tempo in quel periodo il grande artista lo spese con il fratello, i due iniziarono una corrispondenza che si propagò per tutta la vita e che costituisce la più grande fonte di comprensione del grande artista: in quei scritti sono rappresentate le opinioni, i sentimenti  lo stato d’animo e la pittura di Vincent. Dopo aver trascorso molti anni soffrendo di frequenti disturbi mentali, in cui Van Gogh precipitò sempre più nell’abisso della sua anima, coinvolto da una forte crisi personale, riuscì anche a recidersi, in un momento di impeto incontrollato, parte dell’orecchio. Il grande pittore pertanto entrò in un tremendo vortice da cui non riuscì più ad uscirne e morì all’età di soli trentasette anni.

Di lui restano ancora oggi presso il museo Kroller numerosi disegni stipati nei cassetti per non deteriorarsi: quadri che descrivono la sua pittura con contadini che operano nei campi e bellissimi paesaggi. Di Vincent Van Gogh è stata sempre evidenziata la natura tumultuosa e tormentata, senza la quale probabilmente, non avrebbe realizzato una produzione artistica così espressiva, egli stesso era consapevole della sua “malattia” e questa è stata probabilmente la sua condanna: un eccesso di lucidità denominata follia.

Rino R. Sortino