Alessandro Manzoni non e’ stato solo un sommo poeta

MA ANCHE UN FERVIDO IDEALISTA DELL’UNITÀ D’ITALIA

Alessandro Manzoni scrittore e Poeta, è stato uno dei più convinti assertori dell’unità e dell’indipendenza italiana. Alessandro (considerato uno dei padri della lingua italiana), nacque a Milano il 7 marzo 1785 dal conte Pietro, un aristocratico anziano e bigotto  e Giulia, una donna giovane, costretta suo malgrado a convenire a nozze, per risanare le sue difficili condizioni familiari. A seguito della separazione dei genitori,  Manzoni dall’età di sette anni si ritrovò a studiare  in collegi religiosi dal 1791 al 1801, pertanto passò gli anni dell’infanzia in un ambiente chiuso e soffocante.

L’ adolescenza di Manzoni trascorse senza quegli affetti familiari indispensabili per un perfetto equilibrio  psicologico di un adolescente. La sua prima formazione intellettuale nel periodo milanese, fu razionalistica, illuministica, anticlericale e legata alle ideologie giacobine. Seguì con vivo interesse, sin dalla prima giovinezza la vita politica italiana europea e in particolare eventi quali la Rivoluzione francese, il Consolato, l’Impero e la Restaurazione in Francia e in Italia. Nel periodo dell’adolescenza, nacque il suo amore per i poeti Parini e Monti, dei latini invece preferiva  Virgilio e Orazio. Parlava correntemente il francese, conosceva un poco il tedesco, ma la lingua di tutti i giorni era per lui il  milanese. Manzoni abbracciò in un primo momento l’Illuminismo che era l’espressione ideologica della nuova borghesia capitalista, Gli aderenti a tale movimento, andavano contro ogni forma di religione, sopratutto contro il Cristianesimo, dal momento che erano animati della capacità della ragione. All’età di diciannove anni, suo padre gli dette l’autorizzazione di recarsi a Parigi per trovare la madre, e, giunto nella capitale francese, anche a seguito del forte affetto che nutriva per lei, cominciò a guardarla con occhi diversi. Manzoni ebbe modo di approfondire le sue conoscenze sulla Rivoluzione francese e ne apprezzo ogni aspetto sia positivo (dal momento che fu promotrice dell’uguaglianza civile e politica) , che negativo ( visto che finì per legittimare un assolutismo di gran lunga più oppressivo di quello dell’antico regime). Nella capitale francese conobbe Enrichetta Blondel di fervida religione calvinista, che in seguito diventerà sua moglie. In quegli anni il Manzoni riuscì ad ampliare i suoi orizzonti culturali, frequentando personaggi fra i più rappresentativi della letteratura, della filosofia e della politica. Inoltre il soggiorno francese, costituì per Alessandro, il momento determinante per le sue scelte ideologiche e religiose, dove ebbe modo di ultimare la sua maturazione spirituale. Partecipando al circolo letterario degli ideologi e filosofi, si fece molti amici che agevolarono il suo passaggio dall’IIluminismo al Romanticismo, e rafforzarono in lui, l’amore per la storia e il rispetto dei fatti. Nel 1811 Manzoni, dopo essere stato da giovanissimo anticlericale, per reazione all’educazione ricevuta, a seguito della conoscenza dell’Abate D’Egola, un giansenista, si riavvicinò alla Chiesa e si fece strada in lui la via della conversione. La conversione nacque anche come reazione al fallimento della rivoluzione francese e al crollo degli ideali illuministici. A quel punto gli vennero a mancare i presupposti di fondare la società su principi razionali, basati sul mito della ragione, per cui la scelta religiosa,gli sembrò l’unica possibilità di uscita.

L’ accettazione dei principi cristiani e quindi la dottrina della Chiesa, lo allontanarono dalle posizioni illuministiche, ma non lo portarono a rinnegare i suoi ideali di libertà, uguaglianza, fraternità e giustizia, che erano stati il suo credo durante la prima gioventù.Nonostante la sua conversione, i suoi precedenti interessi politici rimasero intatti, così come le sue aspirazioni all’indipendenza e all’unità d’Italia (ne sono una prova tangibile, le sue poesie civili e patriottiche.) Nella fede cattolica, il Manzoni riuscì a ritrovare il fondamento della sua complessa personalità, che non aveva completato durante gli anni della giovinezza e della prima maturità. La fede gli consentì di superare il pessimismo dovuto alla presenza del male e del dolore nella storia, contrariamente a quello che sosteneva il suo contemporaneo Leopardi che vedeva nel Cristianesimo, una dottrina negativa, destinata a rendere ancora più triste la vita umana. L’idea religiosa dominante è quella della Provvidenza e il Dio-Provvidenza, garantisce il trionfo finale del bene nella storia. Il dolore che gli uomini soffrono a causa delle ingiustizie/oppressioni, non è mai disperato, se si ripone fiducia nella provvidenza divina. Alessandro Manzoni è stato il primo scrittore che nelle sue opere evidenziò gli umili e gli oppressi come desiderosi di giustizia e di uguaglianza: la sua poesia può definirsi democratica e per nulla classista. Il Poeta vedeva negli umili i depositari del messaggio evangelico e nei potenti la personificazione del male. Ai suoi occhi il male del mondo, trovò una spiegazione teologica nella certezza di una superiore giustizia divina, che dopo la morte avrebbe premiato i buoni e punito i malvagi. Nei suoi poemi mise in evidenza il lavoro onesto, come l’unica strada possibile per conseguire il benessere economico ed un minimo di felicità sulla terra. Il suo è un cattolicesimo illuminato, dal momento che esorta gli uomini a impegnarsi attivamente, per migliorare le condizioni della società, piuttosto che essere cristiani passivi che attendono la chiamata dal Cielo. La Provvidenza non è che la manifestazione di Dio e Dio si trova ovunque nelle opere del grande Poeta, sopratutto nei Promessi Sposi. Manzoni inoltre, ebbe il merito di far nascere una “coscienza di nazione”, grazie alla sua narrativa. Tanta gente comune lesse “i Promessi Sposi”, in una lingua che era la stessa in tutta la penisola, e la coscienza italiana, trovò un’identità linguistica. Ancora oggi i Promessi Sposi costituiscono una pietra miliare della contrapposizione tra le le classi, oltre alla passione per la giustizia, il riscatto umano degli umili e l’interesse per il popolo.

L’Italia di cui parla Manzoni con le sue ingiustizie e le sue miserie, con la corruzione e tutto il resto, ce la ritroviamo ancora attualmente ai tempi nostri.

Il Poeta non aveva alcuna stima di uomini politici, privi di ideali, per i quali la politica era diventata un mestiere che assicurava unicamente potere e privilegi.

A suo parere, la presenza di Dio non elimina il dolore e la sofferenza degli innocenti, ma dispone gli uomini ad affrontare ugualmente la quotidianetà con un’altro spirito. Appena convertito, il Manzoni decise di lasciare per sempre Parigi, e, rientrato a Milano, vi rimase quasi ininterrottamente dal 1810 al suo decesso. A Milano Manzoni conobbe un giovane di nobile famiglia e nobili sentimenti, Massimo d’Azelio. In seguito l’amore dell’arte e dell’Italia, spinsero i due ad un’intima amicizia, consacrata poi dal parentado. Nel 1831 Massimo sposò Giulia, la figlia primogenita del Manzoni, ma ben presto la gioia che aveva rallegrato la vita del Poeta, si trasformò in un amarissimo lutto. La dolce e soave Enrichetta morì nel 1833, lasciando il marito in una dolorosa prostrazione. La vita del Manzoni fu costellata da una serie di lutti familiari, basti pensare al fatto che, sposato due volte, gli premorirono le due mogli e molti figli. Nella canzone Aprile 1814, il Poeta seppe esprimere al momento della caduta di Napoleone, la fervida speranza che il Regno Italico rimanesse uno Stato Unitario e indipendente. La speranza fu subito delusa perché pochi giorni dopo la composizione di questa Poesia, gli Austriaci presero possesso del Veneto e della Lombardia. In seguito anche i moti del 1820-21, lo convinsero sempre più quanto fossero nobili le idee di indipendenza e unità politica italiana. Manzoni si rese conto che un giorno nel nostro Paese, si sarebbe potuto arrivare all’indipendenza. Il suo ottimismo era dovuto alla constatazione che in Francia, a seguito della rivoluzione, era stata concessa una nobile costituzione che offriva garanzie di libertà politica e civile. Il Poeta morì a Milano nel 1873, a ottantotto anni: in seguito ad una caduta, si ferì gravemente e morì dopo due mesi. Gli furono tributati solenni funerali alla presenza del principe ereditario Umberto.

Rino R. Sortino