Le Accise erano sorte come TASSE PROVVISORIE

OGGI CONTRIBUISCONO AD ALZARE IL PREZZO DEL CARBURANTE


Il prezzo del petrolio va sempre più giù, ma il costo della benzina alla pompa rimane invariato. Com’è possibile? Il motivo principale per il quale il prezzo del carburante non scende rispetto al crollo del prezzo del petrolio è che il costo della materia prima, incide solo per un terzo del prezzo finale. Inoltre c’è da considerare il fatto che, dal momento che nelle cisterne dei benzinai ci sono ancora milioni di litri di benzina acquistati quando il prezzo del petrolio era molto più alto di ora, pertanto fino a quando non verranno prima consumate queste giacenze, non si potranno riempire i serbatoio con nuovi rifornimenti a prezzi più bassi. Di certo noi italiani paghiamo il prezzo della benzina alla pompa, a causa di tasse che sono le più alte in Europa. Le accise, ovvero le imposte sulla fabbricazione e vendita di prodotti di consumo, sono tra le cause principali del prezzo elevato del carburante nel nostro Paese. Per ogni litro di benzina o diesel che si acquista, siamo obbligati a pagare una notevole quota di tasse, di origine diversa, c’è solo una minima parte collegata al prezzo netto del combustibile. il resto è il guadagno dei gestori della pompa, le “famose accise” e l’Iva.

L’accisa nacque originariamente come tassa provvisoria, ma poi non venne mai esclusa dal prezzo del carburante. Questa ulteriore tassa venne inserita, perchè ogni volta che il nostro Paese si trovava coinvolto da un evento drammatico, di natura sociale o naturale, lo Stato si trovava nella condizioni di dover reperire risorse economiche immediate per fare fronte all’emergenza. In seguito, quando nella successiva calamità veniva imposta una nuova tassa sui carburanti, le precedenti accise non venivano cancellate, bensì inglobate nell’ammontare. Quindi è come se lo Stato applicasse ai carburanti una tassa sulla tassa.
Occorre precisare che, se da un lato questo metodo consente alle casse pubbliche di reperire fondi in maniera immediata, dall’altro colpisce completamente tutti i cittadini, che si trovano a dover pagare l’ennesima tassa indiretta e quindi non proporzionata al proprio reddito Quello che risulta incredibile è che alcune accise risalgono a tempi remoti: la prima fu introdotta nel 1935 per finanziare la guerra d’Etiopia, ma grava sul prezzo attuale solo per 0,0001 euro, la seconda risale al 1956 a seguito della crisi di Suez. Le successive sono dovute alle ricostruzioni dopo disastri naturali: il Vajont del 1963, l’inondazione dell’Arno a Firenze (1966), il terremoto in Belice (1969), quello del Friuli (1976) e in Irpinia (1980). 10 centesimi sono pagati per le Operazioni ONU in Libano del 1983, cui è seguita l’accisa per la missione militare in Bosnia nel 1996. Nel 2004 a seguito del contratto dei autoferrotranviari furono aggiunti 2 centesimi, nel 2005 0,0005 euro per l’acquisto di bus ecologici, nel 2009 0,0051 euro per il terremoto dell’Aquila. Quindi si pagano da decenni, tasse imposte su beni di largo consumo e indispensabili come benzina e diesel, che di fatto vengono già tassati attraverso l’Iva.

Rino R. Sortino

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