salvo d’acquisto: un eroe della resistenza

IL SUO SACRIFICIO RESTERA’ PER SEMPRE NELLA STORIA

Salvo d’Acquisto nacque a Napoli il 15 ottobre 1920. Seguendo le orme del nonno, dello zio di sua madre e di uno zio paterno, si arruolò giovanissimo volontario nei Carabinieri poco prima della Seconda Guerra Mondiale. Con l’entrata in guerra dell’Italia, si arruolò volontario e partì per la Libia italiana nella Campagna del Nordafrica (1940-1943) del Teatro dell’Africa e del Medio Oriente. L’annuncio della resa dell’Italia agli alleati l’8 novembre 1943, gettò il Paese nel caos, le forze armate italiane lasciate a se stesse senza indicazioni, si disgregarono, mentre i tedeschi comandati dal Feldmaresciallo Kesserling occupavano gran parte della penisola. D’Acquisto dopo aver conseguito il grado di vicebrigadiere, il 19 dicembre fu destinato alla stazione carabinieri di Torrimpietra, all’epoca una borgata rurale extraurbana a una trentina di chilometri da Roma lungo la via Aurelia. Dopo il Proclama Badoglio dell’8 settembre 1943 un reparto di paracadutisti tedeschi Il 22 settembre arrivò a Palidoro e si insediò nell’antica torre di avvistamento che era un posto di controllo anti contrabbando della Guardia di Finanza. A quel punto si verificò la triste circostanza; alcuni soldati tedeschi, nell’atto di rovistare in una cassa abbandonata, provocarono lo scoppio di una bomba a mano. Morirono due paracadutisti e altri due rimasero feriti, e il fortuito episodio fu interpretato dai tedeschi come un attentato. Il giorno successivo, di buon mattino, due tedeschi si presentarono in “sidecar” alla caserma dei Carabinieri di Torrimpietra, pretendevano parlare con il Comandante della stazione.

Vi trovarono invece, in assenza del maresciallo titolare della stazione, il vice brigadiere D’Acquisto e gli venne chiesto di individuare i responsabili dell’accaduto, affinché gli venisse consegnato, il responsabile di quello che ritenevano un attentato. Il vicebrigadiere replicò che si trattava di un incidente e che quindi non potevano essere indicati dei responsabili. La sua risoluta risposta negativa comportò una irragionevole rappresaglia con una spietata reazione. Torrimpietra fu tutta accerchiata, D’Acquisto venne caricato sul sidecar e portato sulla piazza principale di Polidoro che presenta una chiesa sulla sfondo. Qui i tedeschi dapprima raccolsero una cinquantina di civili presi a caso, ma dopo aver lasciato andare i più vecchi e i più giovani, ne restarono 21. I tedeschi caricarono tutti i presenti su un camion, li portarono davanti alla torre dove era avvenuta l’esplosione ed ordinarono loro di scavare una fossa lunga cinquanta metri larga due e profonda circa un metro. Il lavoro andò a rilento, anche perché non tutti erano muniti di pale. Gli ostaggi vennero obbligati a scavarsi una fossa comune, chi con le pale portate dagli stessi militari germanici poco dopo, chi con le mani. Alle cinque del pomeriggio il lavoro era finito: era chiaro a quel punto che i tedeschi stavano per fucilare i civili. D’Acquisto si accostò allora all’interprete, si autoaccusò come responsabile dell’attentato e chiese la liberazione degli ostaggi che furono tutti rilasciati. Il maggiore che comandava il plotone di esecuzione, ammonì D’Acquisto con la mano come per dirgli: “ma cosa stai facendo”? Negli istanti seguenti, D’Acquisto offrì il petto alla scarica del plotone e di Ii a pochi minuti, si sentì la sua voce con grande impeto, esclamare “Viva l’Italia”. Dopo le scariche di mitra, D’Acquisto cadde riverso nella fossa appena scavata. Un maresciallo tedesco sparò ancora sul povero corpo, poi tutti insieme i soldati spinsero col piede del terriccio sul cadavere e s’allontanarono. Alla Memoria del vice brigadiere Salvo D’Acquisto, con Decreto del 25 febbraio 1945, gli venne conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare .

Rino R. Sortino