La Repubblica Italiana nacque ufficialmente con il referendum popolare del 2 giugno 1946

La dittatura fascista che per vent’anni aveva governato l’Italia, ad un certo punto decise di condurre l’Italia nel mezzo di una disastrosa avventura bellica. Dalle macerie della guerra e dall’esperienza della Resistenza, in Italia nacquero nuove formazioni politiche, animate dalla comune vocazione di sviluppo del paese, ma divise dall’appartenenza politica. Nei primi anni del dopoguerra, per la prima volta dopo oltre vent’anni di dittatura, circa 25 milioni di italiani tramite delle consultazioni elettorali, vennero chiamati a votare (il 2 giugno e la mattina del 3 giugno del 1946) per scegliere tra repubblica o monarchia. Nell’occasione, in tutto l’arco della pensola, si istituirono delle vere e proprie campagne elettorali, con migliaia di manifestazioni e comizi in differenti località. In quegli anni nei cittadini italiani, la tensione era notevole, a causa dalla mancanza di una vera mentalità democratica, inoltre c’era la grossa incognita legata al fatto che le donne andavano a votare per la prima volta, così come c’era la prima presenza alle urne per oltre il 60 per cento dei maschi. (quelli cresciuti sotto il fascismo). I partiti politici dell’epoca si ritrovarono su fronti opposti: la Democrazia Cristiana, i Socialisti, i Comunisti, il partito repubblicano ed alcuni esponenti liberali, si schierarono a favore della Repubblica. Nei confronti della monarchia invece, era allineato il Blocco Nazionale delle Libertà (una lista elettorale italiana d’ispirazione conservatrice e monarchica). La scheda era semplice: sotto il titolo Referendum sulla forma istituzionale dello stato, c’erano solo le parole Repubblica (con una testa coronata e ornata di alloro ) e Monarchia (con lo stemma sabaudo). Le operazioni di voto si svolsero tranquillamente, in ogni seggio elettorale, le schede al termine delle consultazioni, vennero trasferite a Roma e conteggiate alla presenza della Corte di Cassazione. Inizialmente sembrò che vincesse la monarchia, poi il successo della repubblica diventò sempre più evidente. I favorevoli alla Repubblica furono 12.718.641 (54,27 per cento dei voti validi) e quelli per la monarchia 10.718.502 (45,73 per cento). Pertanto gli elettori scelsero la repubblica, con un margine di appena 2 milioni di voti in più dei votanti per la monarchia. I sostenitori della monarchia denunciarono dei possibili “brogli” durante gli scrutini, mai peraltro confermati. In tutte le province a nord di Roma, escluse Cuneo e Padova, prevalse la repubblica, mentre nelle province a sud di Roma, compresa la capitale ed escluse Latina e Trapani, prevalse la monarchia. I risultati del voto referendario (che confermarono gli orientamenti preesistenti), si svilupparono anche a causa della diverse esperienze vissute dai cittadini sul suolo italico nel periodo di guerra 1943-1945. Il Sud che nell’arco della sua storia aveva conosciuto un passaggio più morbido dal fascismo al post-fascismo, tentò di preservare un istituto come la Monarchia, che da sempre faceva parte della tradizione storica del Mezzogiorno. Inoltre c’era da considerare il fatto che le regioni meridionali, da sempre avevano avuto uno sviluppo prevalentemente agricole e per questa ragione, erano legate ad una tradizione paternalista e conservatrice. Il Centro-nord al contrario, subì pesantemente sia l’occupazione nazista che la Repubblica sociale italiana e di conseguenza anche gli eccidi, le persecuzioni, i bombardamenti aerei, i lutti e i dolori.. Con l’instaurazione della Repubblica e la fine della monarchia, in Italia cambiò la forma di governo che esisteva dal 1861. Nello stesso periodo venne eletta anche un’ Assemblea Costituente, che aveva il compito di eleggere il capo provvisorio dello stato e scrivere la nuova carta costituzionale. Il 28 giugno del 1946, Enrico De Nicola venne eletto capo provvisorio dello Stato,  il 1º gennaio del 1948 diventò invece, il Presidente della Repubblica Italiana. La nuova costituzione decretò l’esilio dei Savoia, Re Umberto II il sovrano destituito, partì per il Portogallo dove gli venne imposto il divieto di rientrare sul suolo italiano negli anni successivi, oltre alla sua persona, anche ai suoi discendenti maschi, condizione che terminò nel 2002. Il percorso per l’Italia al fine di adattarsi alla democrazia si protrasse a lungo, risultò lungo, difficile e sofferto e tanto sangue innocente negli anni a venire continuò ad essere sparso ingiustamente.

  Rino R. Sortino

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