RIFLESSIONI di un ex calciatore che vanno al di la’ di un tiro in porta

Sveglia alle 10 di mattina, colazione nel bar del centro, poi allenamento, nel pomeriggio si riparte dall’aperitivo con successivo acquisto alla moda nei migliori negozi di abbigliamento. La sera ci si ritrova nel ristorante di turno, affollato da donne di tutte le età pronte a flirtare con il calciatore più
in voga del momento, certo, la vita dei sogni si potrebbe pensare.

Soldi facili da guadagnare ma altrettanto veloci da spendere. Quanto potrà durare tutto questo? Tutto ciò è reale? Cosa faro’ dopo aver concluso la mia carriera? Erano alcune delle tante domande che mi rimbombavano nella testa quando percepivo che stavo vivendo la mia vita in sciocchezze superficiali. Sia chiaro, il calcio mi ha dato tanto, e gliene sono grato, ma ciò che mi rendeva povero di emozioni era tutto il contesto al di fuori, sentirsi vivo solo 2 ore al giorno con il resto della giornata buttato via. Non tutti sanno che solo il 5% dei calciatori vive di rendita, il resto sarà “costretto” a reinventarsi in qualcosa per sopravvivere.

Il problema principale è che pochi dei miei colleghi ha il coraggio di pensare più in là della domenica in cui dovrà giocare la partita, esatto, il coraggio, e non parlo della capacità di tirare un calcio di rigore al 90° davanti ad uno stadio pieno, ma di quello che ti permette di affrontare in
modo concreto il concetto di futuro. Perchè apparentemente è tutto perfetto e va bene così. Niente di più sbagliato.

Un’altra considerazione che feci negli anni era quella che durante delle conversazioni con persone esterne al mondo del calcio il mio concetto di conoscenza veniva letteralmente distrutto, i miei coetanei nonostante avessero meno tempo a disposizione vivevano la vita in modo molto più
interessante. Io parlavo della differenza che c’è tra le varie suole di scarpe da calcio e loro mi raccontavano la loro esperienza nei vari musei visitati.

Avvertivo un forte vuoto culturale, non volevo più sentirmi così.
Pensai bene che lo sport fosse la mia vita e quindi la facoltà di scienze motorie sarebbe stata l’ideale, iniziai l’università.
Da quel momento in poi impegnavo le mie mattine a studiare, mi svegliavo presto per andare in biblioteca ad accaparrarmi il posto migliore, quello vicino la finestra e la presa della corrente elettrica, è chiaro. Negli anni cambiavo squadre e città, ma il concetto rimase lo stesso, volevo un
cambiamento concreto.

Da lì ai successivi 5 anni presi la laurea Magistrale in scienze motorie, e
come se non bastasse iniziai la scuola di osteopatia.
Tutto è diventato più chiaro, libero dalla paura del futuro e della povertà intellettuale. Stavo mettendo le basi per qualcosa.
Grazie Signor Calcio, ci rincontreremo sotto altre forme, ma adesso c’è la seconda metà della mia vita e non voglio farmi trovare impreparato.

Andrea Moretto