“si chiama vittoria” e’ il secondo libro della SCRITTRICE PONTINA assunta gneo

“Si chiama Vittoria” è il titolo del libro in un certo senso autobiografico di Assunta Gneo, che narra le sfide di una donna, Lucrezia che raggiunge la Vittoria con forza e coraggio riuscendo ad imporsi nei riguardi di situazioni difficili, senza mai abbattersi e credendo sempre nei propri sogni. Lucrezia iniziò una nuova vita a Roma, dove costretta a lavorare, strinse anche nuove amicizie. Diventò attivista dell’UDI (Unione Donne Italiane) acquisendo coscienza sociale e politica e iniziò a lottare per la sua emancipazione, attraverso l’attivismo politico e le lotte civili per i diritti delle donne. Lucrezia chiamerà con il nome di Vittoria anche sua figlia, perché in lei rievoca gli obiettivi raggiunti da chi ha il coraggio di lottare per le proprie scelte. Il libro è stato presentato nuovamente lo scorso Agosto, nell’occasione della presentazione dell’Antologia di Frida da parte dall’Associazione Culturale Orchidea di Latina (e specificatamente perché la Presidente Cecilia aveva chiesto di parlare anche di  questo libro). Il racconto è ambientato nel pieno degli anni settanta dove in Italia c’era un grande fermento di lotte sociali spalleggiate dal movimento femminista che richiedeva l’emancipazione della donna. All’epoca in Italia venne applicata la nuova Rifoma dell’Aborto e del divorzio che allineavano l’Italia ai grandi paesi europei e anche lo Statuto dei lavoratori, che ancora oggi  nonostante siano passati oltre 40 anni dalla sua approvazione, è ancora un punto di riferimento normativo fondamentale nella tutela dei lavoratori. La scrittrice Assunta Gneo che visse pienamente gli anni ottanta, si trovò agevolata da quelle riforme, suo figlio riuscì ad andare all’asilo nido, lei riuscì a lavorare, tutte facilitazioni che hanno agevolato il sistema di vita delle famiglie italiane. Oggi invece, ci troviamo in un periodo dove pare che non funzioni più niente, è un momento in cui si è stanchi e sembra che si è sempre pronti a disprezzare tutto. La scrittrice, nel suo libro, ha voluto fare la differenza dei tempi di oggi con quegli anni settanta di rivoluzioni sociali, anni in cui si crearono le premesse che ci hanno permesso di vivere bene dopo.  La domanda che si pone Assunta Gneo nasce spontanea ” io a mia figlia che ormai ha diciotto anni cosa le lascio? Mia nonna a me mi lasciò un grosso patrimonio sociale e culturale così come mia mamma, ma oggi cosa possiamo regalare ai nostri figli”? E’ una richiesta questa, che la scrittrice, donna di grande sensibilità e cultura, rivolge ai lettori del romanzo “Si chiama Vittoria”. Oggi è lecito da parte dei genitori porsi l’interrogativo, se ci stiamo comportando così bene da essere un esempio per i nostri figli. E questa è una domanda che non investe solo la sociologia, ma di interesse sopratutto pratico, in quanto non non si può delegare tutto alla scuola. L’educazione spetta sopratutto ai genitori, in modo che anche loro, un giorno, siano coscienti di aver fatto il meglio per i propri figli.

Rino R. Sortino