la vita in africa di antonio carovillano

missionario laico da oltre 25 anni

Antonio Carovillano ha sempre avuto una particolare sensibilità per il prossimo fin dalla tenera età.. La madre Francesca racconta che quando passava in bottega per saldare il conto dei panini del figlio, trovava sempre un conticino superiore al previsto. Proprio perché il figlio comprava i panini ai bambini che non se lo potevano permettere.Oggi è missionario laico da oltre 25 anni

Antonio come hai incontrato l’Africa?

Nella metà degli anni 90 insieme ad un frate Francescano, facevo volontariato nell’Ospedale Infantile di Alessandria. In quel triste luogo ebbi l’opportunità di conoscere un frate di nome Padre Emilio cha faceva le missioni in Africa.Una persona molto intelligente, laureato in medicina e chirurgia e iridologo.  Ero già in pensione, pertanto mi proposi come volontario. All’inizio il frate era molto perplesso, così mi informò della terribile guerra che c’era in Congo tra gli Hutu e i Tutsi. Ma io risposi che per me non c’era problema, poichè se dovevo morire in Italia o da un’altra parte, questo non era importante. Così partii per la mia prima missione in Congo, nella zona del Kivu, sul lago del Taganika, vicino Bukavo.La nostra missione era a 150 km all’interno della foresta, pertanto in quel luogo abbiamo allestito una sala operatoria.

Quali paesi hai visitato in questi anni?

Sono stato in Congo, Burundi, Ruanda, Madagascar, Mali, Sud Sudan, Honduras e Guatemala.

Quanti ospedali avete realizzato?

Siamo sempre in attesa che arrivino ulteriori attrezzature sanitarie in Congo, Burundi, Honduras, Madagascar, Sud Sudan. Sia in Burundi che in Sud Sudan abbiamo fatto due lebbrosari. I prossimi progetti saranno in Camerun dove c’è un ospedale e a breve faremo una sala operatoria. Nel Mali abbiamo in progetto un ospedale e nella capitale del Burundi a Bujumbura faremo un’altra sala operatoria.

.Ci vogliono tanti soldi per fare un ospedale? Chi vi finanzia?

La maggior parte dei progetti sono fatti dalla CEI. La CEI non fornisce denaro per costruire, ma soltanto per l’acquisto di macchinari. Bisogna disporre prima di tutto di una struttura, poi per realizzare una sala operatoria, ci vogliono circa 150 mila euro. Spesso ci offrono macchinari di seconda mano, che sono quelli dismessi dagli ospedali e grazie ad un mio amico Angelo Guidotti che ha un’azienda, ci aiuta a riparare i macchinari senza essere pagato.

Andare in missione vuol dire sottrarre tempo alla famiglia, tua moglie come ha reagito davanti a questa scelta?

Quando sono tornato dalla prima missione e stavo per partire per la seconda, ho spiegato a mia moglie che queste iniziative facevano parte di me stesso, ed erano più grandi di me. Se avesse cercato di ostacolarmi nei miei progetti, sicuramente avrebbe messo in crisi il nostro matrimonio.

Hai mai avuto paura?

Mi ritengo fortunato, di aver sposato una moglie intelligente che ha compreso le mie esigenze. Tutti coloro che si recano in quei posti è naturale che abbiano paura. Quando mi trovavo nel deserto del Sahel in Mali, c’era l’ISIS che faceva delle terribili stragi. Un villaggio vicino a dove vivevo io, era stato raso al suolo, pertanto in quei momenti è normale che ti assalga una certa ansia. Eppure non sono fuggito, nonostante la paura fa parte di noi stessi e tutti indistintamente possono provare paura.

Hai notato nell’arco degli anni dei miglioramenti dello stato di vita in Africa?

Negli anni non ci sono stati evidenti miglioramenti. L’Africa è il continente più ricco al mondo, in quanto ci sono giacimenti di petrolio, miniere di diamanti ecc. Ma purtroppo non ne usufruisce il popolo africano, perché ci sono le multinazionali Americane, Inglesi, Canadesi e adesso anche i Cinesi che sfruttano il territorio. In Congo ad esempio si estrae il Colton che è un minerale che serve per le batterie dei cellulari. Quando si estrae questo minerale,  i bambini percorrono delle piccole gallerie e lavorano anche per più di 13 ore al giorno.

Quanto possono guadagnare?

La loro paga giornaliera è di un dollaro, che serve per comprare una godolet di riso. Purtroppo le forme di sfruttamento sono tantissime e di ogni tipo, inoltre c’è tanta corruzione anche da parte dei capi di stato che permettono ogni tipo di soprusi. Per  questa ragione, vorrei che questi ladri restituissero tutto ciò che hanno rubato negli anni e quello che stanno ancora rubando al popolo africano.

Esiste il mal d’Africa?

Indubbiamente si!

Ci puoi spiegare meglio?

Il mal d’Africa sopraggiunge a tutti coloro che vivono la vita di tutti i giorni, ma non può interessare a chi vive l’Africa come un turista ed abita negli hotel o nei villaggi con tutte le comodità. L’Africa entra dentro di te, quando si condivide con il popolo locale le sofferenze, i pericoli e la povertà. Inoltre quando ti cibi dei loro prodotti, magari mangiando tutti insieme dentro la stessa scodella e sei felice!

Se dovessi descrivere il popolo africano, cosa potresti dire?

Io ho scritto una poesia sul popolo africano dal titolo, “Tributo all’Africa”: Non so perché, ma sento che sei entrato dentro di me piano piano, per poi esplodere come un vulcano. Ti amo Africa, con la tua miseria, con le tue mille contraddizioni e le tue paure. Amo la tua gente che parla, canta, balla, anche nella fame più nera, che non ti lascia respirare con il suo chiedere, il suo mendicare, il suo andirivieni perpetuo. Amo i tuoi milioni di colori che si rincorrono in un turbinio di donne, uomini bambini. Anche quando il cielo è cupo, risplendi di una luce ineguagliabile.Amo i tuoi silenzi perché nel tuo silenzio c’è la sofferenza, il dolore, la tua miseria non voluta. E’ per questo ti chiedo scusa Africa, scusa per tutti i torti, per tutti i soprusi, le angherie, i saccheggi, mi prostro davanti alla tua gente, mi batto il petto mea culpa, mea maxima culpa. Ti prego, perdonami.Ringrazio te che mi accetti e mi onori di calpestare il tuo suolo,e mi dai la possibilità di aiutarti ed è per questo che ti amo Africa.

Qual è il tuo più grande desiderio?

Il mio più grande desiderio è di vedere un giorno l’Africa in una condizione socioeconomica migliore.Noi tentiamo di fare qualcosa, ma siamo una goccia nel mare..Però è pur vero che il mare è fatto di gocce.

Sabrina Orrico

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